COME VEDIAMO NOI STESSI? LA RISPOSTA NELLA SS 27 DI SAGÍO

COME VEDIAMO NOI STESSI? LA RISPOSTA NELLA SS 27 DI SAGÍO. MARIA VITTORIA E VERUSCHKA LE MUSE DI QUESTA COLLEZIONE

24 SETTEMBRE 2026

Per la collezione Primavera/Estate 2027, SAGIO prosegue la ricerca sull’identità iniziata la scorsa stagione, spostando però il punto di vista. Se la collezione Autunno/Inverno 2026/27 rifletteva sulle diverse personalità che convivono dentro di noi e sulle identità che scegliamo di mostrare, REMIX XVIII REBORN parte da una domanda essenziale: come vediamo noi

stessi?

UNA COLLEZIONE CHE LASCIA IL SEGNO…

L’identità non è mai un’immagine fissa. Cambia a seconda della luce, del movimento, della distanza e della prospettiva. Come davanti a uno specchio, possiamo riconoscerci in un’immagine e, allo stesso tempo, percepirla come incompleta. Forza e vulnerabilità, disciplina ed emozione, discrezione ed espressività convivono in noi e diventano più o meno visibili a seconda del momento. Vestirsi diventa così un modo per gestire questa complessità: scegliere cosa mostrare, cosa

proteggere e cosa trasformare.

L’acqua traduce visivamente questo concetto. La sua superficie può restituire un’immagine nitida, ma basta un movimento perché questa si deformi, si frammenti e poi si ricomponga. L’acqua cambia continuamente forma senza perdere la propria natura. Da qui nasce uno dei principi della collezione: il dialogo tra struttura e fluidità, definizione e dissoluzione, immobilità e movimento.

A rappresentare questi due modi di costruire e trasformare l’identità sono Maria Antonietta e Veruschka. La prima, costantemente esposta allo sguardo pubblico, costruiva la propria immagine attraverso l’abito e la silhouette: la moda come strumento di rappresentazione e di potere, ma anche come identità sottoposta al giudizio degli altri. Veruschka rappresenta invece il movimento opposto: attraverso camuffamento, body painting e trasformazione fotografica, ha portato la propria identità oltre i confini di una forma precisa, diventando di volta in volta donna, animale, paesaggio o scultura. Maria Antonietta costruisce l’identità attraverso la rappresentazione; Veruschka la trasforma attraverso la metamorfosi. Insieme incarnano le due forze al centro della collezione: l’identità come costruzione e come continuo

divenire.

Questa tensione prende forma nei capi attraverso l’incontro tra elementi strutturati e forme fluide. Silhouette definite vengono interrotte da drappeggi, costruzioni intrecciate e volumi scultorei che seguono il movimento del corpo. Superfici riflettenti e materiali traslucidi reagiscono alla luce, mentre proporzioni e sovrapposizioni modificano la percezione della silhouette a seconda dell’angolazione. Alcuni capi mantengono un contorno netto; altri lasciano che il corpo si dissolva tra pieghe, trasparenze e riflessi.

Questa tensione prende forma nei capi attraverso l’incontro tra elementi strutturati e forme fluide. Silhouette definite vengono interrotte da drappeggi, costruzioni intrecciate e volumi scultorei che seguono il movimento del corpo. Superfici riflettenti e materiali traslucidi reagiscono alla luce, mentre proporzioni e sovrapposizioni modificano la percezione della silhouette a seconda dell’angolazione. Alcuni capi mantengono un contorno netto; altri lasciano che il corpo si dissolva tra pieghe, trasparenze e riflessi.

«Come designer, percepisco io stesso questa tensione. La moda ci spinge a muoverci più velocemente, a produrre di più, a rispondere continuamente a ciò che è già stato visto. Ma credo che la nostra vera responsabilità sia un’altra: non ripetere ciò che esiste, ma proteggere la libertà di creare qualcosa di personale, qualcosa che trasmetta un sentimento autentico, non solo l’ennesima immagine familiare.» — Alexander Sagio

REMIX XVIII REBORN interpreta la rinascita come un processo di riconoscimento e trasformazione: il momento in cui le diverse versioni di noi stessi smettono di apparire come contraddizioni e diventano parti di un’unica identità, in continuo divenire. Riconoscersi non significa vedere un’immagine immutabile di sé, ma ritrovare qualcosa di autentico anche mentre quella stessa immagine cambia.